Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan sta intensificando gli sforzi diplomatici per riportare Russia e Ucraina al tavolo dei negoziati, offrendosi di parlare con Vladimir Putin dopo aver incontrato Volodymyr Zelensky a Istanbul.
L’iniziativa arriva nel quadro di una nuova fase di attività diplomatica che coinvolge Washington, compresa una separata tregua umanitaria negoziata dalla first lady statunitense Melania Trump a Oleshky, città ucraina occupata dalla Russia, mentre l’Ucraina chiede agli Stati Uniti e all’Europa di assumere un ruolo più incisivo nel garantire la pace.
Con i Democratici che hanno conquistato il controllo di entrambe le camere del Congresso degli Stati Uniti, Kyiv scommette evidentemente sul fatto che la battuta d’arresto subita da Trump alle elezioni di midterm lo spingerà a intensificare gli sforzi per ottenere una svolta nella fine della guerra, offrendogli un successo in politica estera con cui compensare le perdite sul piano politico interno.
L’iniziativa di Erdoğan arriva mentre il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha dichiarato che porre fine alla guerra non sarebbe realistico senza il coinvolgimento del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, chiedendo al contempo all’Europa di assumere un ruolo complementare più forte nel processo diplomatico.
Parlando ai giornalisti durante il volo di ritorno dalla Corea del Sud, Erdoğan ha dichiarato che il ministro degli Esteri turco e altri funzionari competenti erano in contatto sia con Mosca sia con Kyiv per valutare la possibilità di ospitare in Turchia un incontro tra le due parti, secondo una trascrizione delle sue dichiarazioni diffusa dal suo ufficio.
Interpellato sulla possibilità di una conversazione telefonica tra Erdoğan e Putin, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha affermato che al momento non vi sono piani concreti, anche se una telefonata potrebbe essere organizzata con breve preavviso qualora fosse necessario.
Le dichiarazioni di Erdoğan sono arrivate dopo il suo incontro con Zelensky a Istanbul il 31 ottobre. I due leader hanno discusso degli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra e hanno concordato di continuare a lavorare al ripristino e al rafforzamento del Corridoio del grano nel Mar Nero, con l’obiettivo di tutelare la sicurezza alimentare globale.
Il 1° novembre, Zelensky ha dichiarato di essere pronto a incontrare Putin in Turchia. Erdoğan aveva inoltre parlato telefonicamente con Trump il 29 ottobre, comunicando al presidente statunitense che la Turchia era pronta a contribuire agli sforzi per riavviare il processo diplomatico tra Russia e Ucraina.
L’Ucraina guarda a Washington dopo le elezioni di midterm
Parlando ieri (5 novembre) a Bucarest, Sybiha ha affermato che i risultati delle elezioni statunitensi potrebbero creare un’opportunità per imprimere nuovo slancio al sostegno internazionale all’Ucraina. I Democratici hanno vinto le elezioni di midterm con un ampio margine, infliggendo a Trump una pesante battuta d’arresto politica e complicando potenzialmente la sua agenda interna per il resto della presidenza.
“Ci aspettiamo nuove dinamiche. Ogni cambiamento offre sempre l’opportunità di nuove dinamiche. Ci aspettiamo nuovi passi a sostegno dell’Ucraina”, ha dichiarato Sybiha durante una conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri rumeno Dan Neculăescu e il segretario generale dell’Iniziativa centro-europea (CEI).
Il ministro ucraino ha sottolineato che il coinvolgimento di Washington rimane indispensabile per qualsiasi tentativo realistico di porre fine alla guerra.
“Non è realistico porre fine a questa guerra senza gli Stati Uniti e il presidente Donald Trump”, ha dichiarato, aggiungendo che l’Europa deve sviluppare un nuovo ruolo accanto al principale canale diplomatico statunitense.
Sybiha ha inoltre chiesto di aumentare la pressione su Mosca, sostenendo che sul campo di battaglia non vi siano segnali che indichino una disponibilità della Russia a negoziati seri.
«Dobbiamo fare pressione sulla Russia. Sul terreno, sul campo di battaglia, non vediamo alcun segnale della disponibilità della Russia a negoziati seri», ha affermato.
La prossima settimana l’Ucraina parteciperà a ulteriori colloqui ad Abu Dhabi con il coinvolgimento di Russia e Stati Uniti. Secondo Sybiha, i colloqui si concentreranno sull’individuazione e l’istituzione di misure di sicurezza e sulla preparazione di una possibile agenda per un incontro tra Zelensky e Putin.
“Vogliamo porre fine a questa guerra, che viene combattuta sul nostro territorio. Dobbiamo fare pressione sulla Russia”, ha dichiarato. Sybiha ha aggiunto che l’Ucraina considera i cambiamenti politici a Washington un’opportunità per ottenere ulteriore sostegno, sottolineando che gli interessi di sicurezza statunitensi e ucraini sono strettamente interconnessi.
Il ministro degli Esteri ucraino ha parlato a Bucarest nel giorno in cui l’Ucraina ha assunto simbolicamente dalla Romania la presidenza della CEI. Il mandato di un anno di Kyiv alla guida dell’organizzazione regionale inizierà il 1° gennaio 2027.
Melania Trump presenta la tregua locale come possibile modello
Nel frattempo, giovedì Melania Trump ha riunito alla Casa Bianca rappresentanti russi e ucraini per celebrare un separato accordo di tregua umanitaria riguardante la città ucraina di Oleshky, nella regione di Kherson, occupata dalla Russia.
L’iniziativa, negoziata dalla first lady statunitense, ha portato a una sospensione delle ostilità di sei giorni, dal 27 ottobre al 1° novembre, con l’obiettivo di consentire la consegna di aiuti umanitari e l’evacuazione dei civili attraverso corridoi sicuri prestabiliti.
Melania Trump ha dichiarato che Russia e Ucraina avevano firmato un accordo nelle rispettive lingue il 23 ottobre e avevano accettato di collaborare con lei come mediatrice esclusiva per stabilire la tregua.
“Russia e Ucraina apprezzano le nostre relazioni e hanno accettato di lavorare con me come mediatrice esclusiva per stabilire un cessate il fuoco a Oleshky e nei territori adiacenti della regione di Kherson”, ha dichiarato. “Il nostro obiettivo comune era fornire ai residenti di Oleshky aiuti umanitari essenziali e creare corridoi sicuri per l’evacuazione dei civili”.
La first lady ha affermato di aver iniziato a lavorare all’iniziativa a settembre, utilizzando i canali di comunicazione instaurati con rappresentanti di entrambi i Paesi durante precedenti tentativi di ottenere il ritorno dei bambini ucraini portati in Russia.
All’incontro di ieri (5 novembre) alla Casa Bianca, l’inviato presidenziale russo Kirill Dmitriev ha ringraziato Melania Trump per il suo ruolo umanitario e ha dichiarato che Putin aveva impartito personalmente istruzioni relative all’operazione. Tra i rappresentanti ucraini erano presenti Davyd Arakhamia, leader del partito parlamentare di Zelensky, e il commissario ucraino per i diritti umani Dmytro Lubinets.
Melania Trump ha affermato che la temporanea sospensione delle ostilità aveva offerto agli abitanti una breve tregua dagli orrori della guerra, esprimendo la speranza che l’iniziativa potesse diventare il punto di partenza per un accordo più duraturo.
“Ora dobbiamo usare il coraggio che abbiamo portato a Oleshky per trovare un terreno comune, partendo dalla preoccupazione condivisa per la sofferenza delle persone innocenti. Insieme possiamo creare qualcosa di più duraturo di un cessate il fuoco temporaneo”, ha dichiarato.
Secondo quanto riferito, circa 2.000 persone si trovavano ancora a Oleshky quando è entrata in vigore la tregua. Ai residenti è stata offerta la possibilità di evacuare verso territori controllati dall’Ucraina o dalla Russia, oppure di rimanere in città con scorte rifornite di cibo e forniture mediche.
Melania Trump ha dichiarato che il convoglio umanitario aveva consentito l’evacuazione in sicurezza di oltre 750 persone, sebbene le autorità ucraine non abbiano reso noto il numero effettivo.
La tregua locale è stata la più significativa sospensione delle ostilità dall’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia nel febbraio 2022. Tuttavia, la sua portata geografica limitata e la breve durata evidenziano la distanza che ancora separa gli accordi umanitari da un accordo di pace complessivo.
Foto di: Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e il presidente statunitense Donald Trump [White House, Public domain, via Wikimedia Commons]
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

